Comte
Auguste
Auguste Comte (1798-1857) è uno dei principali interpreti del Positivismo europeo e fondatore dell’odierna sociologia. «Nato a Montpellier, Comte studiò alla Scuola Politecnica di Parigi e fu dapprima insegnante privato di matematica. Amico e collaboratore di Saint-Simon, assumeva nel 1822 una posizione indipendente nello scritto Piano dei lavori scientifici necessari per organizzare la società. Qualche anno dopo interrompeva l’amicizia con Saint-Simon e procedeva ad un’elaborazione indipendente della sua filosofia. Questa elaborazione fu interrotta tra il 1826 e il 1827 da una violenta crisi cerebrale che lo portò al manicomio e di cui trionfò (come egli stesso dice) grazie alla “potenza intrinseca della sua organizzazione”. Nel 1830 usciva il primo volume del Corso di filosofia positiva e successivamente sino al 1842 uscirono gli altri cinque. La carriera accademica di Comte fu infelice. Aspirò inutilmente ad una cattedra di Matematica alla Scuola Politecnica di Parigi. Nel 1833 ottenne un posto di ripetitore di matematica e di esaminatore dei candidati presso quella scuola: un posto precario, che perdette dopo la pubblicazione dell’ultimo volume del Corso per l’ostilità che avevano incontrato negli ambienti accademici le idee che vi erano esposte. Comte visse da allora in poi e sino alla morte con aiuti e sussidi di amici e discepoli, avendo anche rinunziato ad ogni provento delle sue opere. […]. L’orientamento religioso del suo pensiero, già evidente nella prima opera, si accentuò ancora fino a diventare dominante nella seconda opera capitale, il Sistema di politica positiva o Trattato di sociologia che istituisce la religione dell’umanità (4 voll., 1851-1854). Questa seconda parte della sua carriera ha il compito, come egli stesso dice, di trasformare la filosofia in religione, come la prima parte aveva trasformato la scienza in filosofia. In questa fase, Comte si presenta come il profeta di una nuova religione, di cui formula un catechismo (Catechismo positivista, 1852) e di cui si preoccupa di fissare il calendario (Calendario positivista, 1849-1860). Egli si considerava il pontefice massimo di questa nuova religione che avrebbe dovuto completare e portare a termine la “rivoluzione occidentale”, cioè lo sviluppo positivista della civiltà occidentale» (N. Abbagnano-G. Fornero).









