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Carlyle

Carlyle

Thomas

Thomas Carlyle (1795-1881) è uno dei più autorevoli intellettuali inglesi dell’Ottocento. Figlio di un muratore, studiò per alcuni anni all’università di Edimburgo. Appassionatosi alla letteratura e al pensiero tedesco, pubblicò una traduzione del "Wilhelm Meister" di Goethe (1824), una Vita di Schiller (1825) e "Saggi critici" su Jean-Paul Richter, Fichte, Goethe, Herder e la poesia e il romanzo tedesco. La prima opera veramente originale è una specie di autobiografia: "Sartor Resartus" (1833-1834). Tuttavia egli conobbe la celebrità solamente con "La Rivoluzione francese" (1837), vasta epopea in prosa. Nel frattempo era andato a stabilirsi a Londra nel quartiere di Chelsea (1834), ove ospitò Giuseppe Mazzini. Nei 1837 espose il proprio pensiero critico in quattro cicli di conferenze (pubblicate poi nel 1841) sulla" Letteratura tedesca", "I periodi della cultura europea"," Le rivoluzioni dell’Europa moderna", e, di particolare importanza, "Gli eroi ed il culto degli eroi". Con le biografie di alcuni grandi uomini: Lutero, Shakespeare, Maometto, Dante, Burns, Napoleone, cercò di dimostrare l’importanza determinante di queste grandi figure nella cultura e nella storia dell’umanità. In netto contrasto con ogni forma di razionalismo e di materialismo, propugnò una specie di aristocratico spiritualismo, ravvivato da una entusiastica predilezione per ogni sorta di energia personale. Tra le altre sue opere, sono di particolare interesse: "Cartismo" (1839), "Passato e presente" (1843) e "Latterday Pamphlets" (1850), che definiscono i doveri della classe dirigente e la funzione dell’Inghilterra nella società moderna; il commento alle "Lettere e discorsi di Oliver Cromwell" (1845); la biografia "Vita di Sterling" (1851); la "Storia di Federico il Grande di Prussia" (1858-1865), alla quale dedicò un lungo periodo di studi. La sua influenza sulla cultura europea fu considerevole: moralista, predicatore politico, apostolo dell’azione, Carlyle scrisse i suoi libri con entusiastico slancio, in uno stile molto personale, che Meredith paragonava al «vento che attraversa un frutteto».

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